Il mago sabbiolino

Perturbante. Chi o che cosa può essere definito in questo modo? Che cosa significa e da dove deriva questa peculiare parola, spesso utilizzata in alternativa a “sinistro”?

La sua storia, contrariamente a quello che si potrebbe pensare, è relativamente recente.

Agli inizi del secolo scorso, l’allora poco conosciuto psichiatra tedesco Ernst Jentsch pubblicò un saggio dal titolo Zur Psychologie des Umheimlichen (Circa la psicologia di ciò che è sconosciuto, 1906) affrontando in modo ragionato la tematica del sinistro.
Nel testo Jentsch utilizza il termine unheimlich per indicare uno stato mentale derivante dall’esposizione a stimoli ambigui nei confronti dei quali non riusciamo a prendere una posizione netta. L’incertezza cognitiva nasce ogni qual volta uno stimolo non può essere assegnato in modo rapido e definito a una classe specifica. Oggetti inanimati come statue di cera, manichini, statue iperrealistiche ed automi con il loro aspetto ricordano creature viventi ponendosi al confine tra due categorie incompatibili.
Sono creature viventi, o sono morti?

L’espediente dell’ambiguità, oggi come allora, viene largamente utilizzato da molti autori, registi e artisti al fine di evocare la paura in una delle sue forme più elaborate e sofisticate: Jentsch riprende per primo la storia de Il mago Sabbiolino (1815), di Ernst Theodor Amadeus Hoffman, considerata un esempio particolarmente significativo.

Freud: Hemilich e Unheimlich

In modo similare a Jentsch, Sigmund Freud definisce come unheimlich quella sensazione un po’ sfumata e che appartiene alla sfera della paura, ma che non può essere definita con certezza. Freud riconobbe da subito una serie di difficoltà nell’affrontare in modo scientifico e oggettivo l’argomento, dato che la sensibilità nei confronti di questa peculiare percezione è variabile da persona a persona, così come possono essere completamente diverse le situazioni scatenanti.

Perturbante - Sigmund Freud
Perturbante – Sigmund Freud

Il termine unheimlich non possiede un corrispettivo esatto nella lingua italiana, che utilizza termini differenti in relazione al contesto (sinistro, spaventoso, misterioso): nella traduzione dell’opera di Hoffman si è preferito pertanto utilizzare la locuzione perturbante.

In tedesco la parola heimlich indica un qualcosa di familiare, intimo e abituale, relativo alla casa. Come tutte le cose intime, queste sono destinate a rimanere nascoste agli altri: ecco che heimlich assume anche il significato di segreto. L’aggiunta del prefisso un- dovrebbe indicare, pertanto, un elemento estraneo alla famiglia, di inusuale, ma anche – come antonimo del secondo gruppo di significati – di un qualcosa che non è più celato, che viene allo scoperto e diventa quindi conosciuto, esposto, vulnerabile. Heimlich, nella sua ambivalenza, arriva letteralmente a coincidere con il suo opposto, unheimlich.

Begotten – La scena iniziale. Un film di E. Elias Merhige

Perturbante

In modo del tutto opposto a Jentsch, Freud si lascia alle spalle la relazione diretta tra ambivalenza e perturbante descritta in precedenza dal suo collega: non necessariamente tutto ciò che ci è nuovo e che presenta queste caratteristiche diventa automaticamente fonte di inquietudine. Nel farlo, Freud riporta una serie di elementi (la ripetizione, lo specchio, la dissonanza cognitiva e così via) che possono ingenerare – in soggetti predisposti e in assenza di ambiguità – una sensazione di turbamento.

Il termine perturbante è utilizzato anche nella cosiddetta “valle del perturbante”, e la sua traduzione in inglese più frenquente è “uncanny” – da questo il fenomeno che gli anglosassoni chiamano, appunto, “uncanny valley”.